VIVERE IN AUSTRALIA:L’ESPERIENZA DI ALBERTO

In questo articolo vogliamo parlarvi di qualcosa di unico e diverso da tutti gli articoli proposti fino ad ora. Abbiamo realizzato un’intervista al nostro caro amico Alberto che ha potuto studiare e vivere in uno dei paesi più incredibili dall’altra parte del mondo: l’Australia. Per sei mesi, da Luglio a Gennaio, ha vissuto forse l’esperienza più emozionante fino ad ora e che siamo certi, gli rimarrà impressa per tutta la vita.

Facciamo un breve passo indietro e introduciamo il nostro ospite. Alberto è un ragazzo di 22 anni e attualmente studia architettura e ingegneria edile. Come potete immaginare si tratta di una facoltà piuttosto impegnativa ma che gli ha dato l’opportunità di vivere questa esperienza indimenticabile. Nel corso degli anni ha visitato anche diverse zone d’Europa e del mondo e ha coltivato una grande passione nel viaggio e nel trekking.

Tenetevi pronti per leggere cosa vuol dire vivere in Australia attraverso l’esperienza di Alberto e speriamo di portarvi un contenuto piacevole, interessante e che possa ispirare qualcuno. Magari ,chi già da tempo, sta pensando di fare un’esperienza in questo Paese.

Watson Bay con lo skyline di Sydney

Ciao Alberto, cosa ti ha spinto a scegliere l’Australia per questa esperienza?

Allora, partiamo dal fatto che per questo progetto di studio avevo come priorità quella di trovare un Paese di lingua madre inglese. Le opzioni che avevo oltre all’Australia erano Inghilterra e Stati Uniti. Nel primo caso avevo già avuto modo di studiare e viverci in passato. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, mi allettava l’idea non essendoci mai stato, però ho deciso che l’Australia poteva darmi quel qualcosa in più.

Questo per diversi motivi: innanzitutto sapevo che qui potevo confrontarmi con una cultura ed uno stile di vita completamente diverso da quello che noi cittadini italiani ed europei conosciamo. Poi la vedevo come un sogno che volevo prima o poi realizzare.  Infine l’idea di una vera e propria avventura dall’altra parte del mondo mi ha convinto a scegliere l’Australia.

Ci sono stati timori iniziali prima della partenza?

Beh diciamo che qualche timore c’è stato più che altro per l’incognita che mi aspettava. Sapevo di andare dall’altra parte del mondo a migliaia di chilometri da casa mia. Sono un tipo abbastanza indipendente ma vivendo a casa con i miei genitori sapevo che li, me la sarei dovuta cavare da solo in ogni situazione.

Un altro fattore è la lontananza dagli affetti e dagli amici perché si parla di una vita completamente diversa, dettata da un fuso orario importante.

Sapevo anche di dover svolgere alcune pratiche burocratiche come ad esempio aprire un conto in banca e non sapevo se avrei potuto trovare difficoltà o meno.

Ovviamente poi, come spesso capita a tutti, una volta arrivato ho capito che potevo cavarmela tranquillamente e i timori iniziali sono spariti.

In che modo hai iniziato ad ambientarti?

Parto con il dire che l’impatto è stato un po’ forte innanzitutto per la lingua. Infatti mi sentivo abbastanza sicuro su questo aspetto,  grazie all’esperienza dell’Inghilterra che mi aveva dato una buona base. Qui però mi sono accorto subito che l’inglese che parlano gli australiani è un po’ diverso da quello che si parla in Inghilterra o negli Stati Uniti. All’inizio ho fatto un po’ di fatica ma poi è andata bene.

Altro aspetto da considerare è proprio lo stile di vita. Dimenticate i ritmi a cui siamo abituati in Italia, qui le persone hanno un ritmo tranquillo e si godono di più il tempo che hanno a disposizione. Un esempio che mi viene in mente è al ristorante. Capita infatti di poter aspettare anche un quarto d’ora prima di prendere l’ordinazione da parte del cameriere e un altro quarto d’ora prima di essere serviti. Li è del tutto normale, mentre in Italia probabilmente faremmo qualche sollecito per velocizzare il servizio.

L’impatto con la società è stato molto positivo. Mi sono trovato circondato da persone con una mentalità molto aperta e accogliente. Sono tutti molto disponibili e se un locale ti vede in difficoltà o spaesato, è facile che sia il primo a venirti incontro per aiutarti.

Non c’è discriminazione nei confronti di stranieri,  per me è stato molto facile socializzare con ragazzi provenienti da qualsiasi parte del mondo pur avendo usanze differenti. Il primo mese devo dire che ho alternato momenti di grande entusiasmo a momenti un po’ di sconforto, ma credo che sia del tutto normale all’inizio. Dopodichè è andato tutto sempre meglio.

Com’è la vita in una grande città come Sydney?

Sydney è una metropoli e possiamo paragonarla ad altre grandi città. A differenza di molte però, i ritmi sono molto meno frenetici proprio per i motivi di cui parlavo prima.

Ci sono tanti spazi verdi, tanti servizi e una rete di trasporti davvero efficiente. Si può vivere tranquillamente senza usare la macchina anche perché il traffico spesso è consistente.

Il bello è che Sydney affaccia sull’Oceano e ci sono tantissime spiagge tra cui la famosa Bondi Beach, molto in voga per gli amanti del surf che per molti rappresenta un vero e proprio stile di vita. Ci sono poi tante altre spiagge nei dintorni di Sydney che meritano davvero di essere viste.

Aggiungo che è una città cosmopolita perchè accetta qualsiasi tipo di nazionalità. La cosa che mi ha colpito, è che non si notano le differenze sociali. Infatti non è raro trovare in giro l’hyppie di turno a piedi nudi e in costume che socializza con un broker. Questo aspetto mi ha sorpreso molto ma li è del tutto normale, non c’è discriminazione.

Harbour Bridge a Sydney

Quali altre zone dell’Australia sei riuscito a visitare?

Fortunatamente sono riuscito a vedere diverse zone fuori Sydney, davvero eccezionali. Non lontano dalla città sono stato in visita al Royal National Park, un parco naturalistico molto interessante per fare escursioni e poi alle Blue Mountains.

A Ottobre invece, sfruttando una settimana di stop dall’università, con altri quattro ragazzi di nazionalità diverse, abbiamo noleggiato una macchina per un’avventura on the road. Da Sydney siamo partiti alla volta di Melbourne per poi proseguire lungo la Great Ocean Road fino ad Adelaide. Questo è stato il primo vero viaggio all’interno dell’Australia dove mi sono reso conto davvero delle meraviglie e dei paesaggi, ma non solo. Infatti durante il tragitto abbiamo avuto modo di vedere animali come i Koala o i Canguri che ogni tanto attraversavano la strada,  lasciandoti stupito.

Ovviamente per questo viaggio abbiamo programmato qualche settimana prima, decidendo l’itinerario e le varie soste. Abbiamo alloggiato in ostelli e motel a basso costo,  per ammortizzare un po’ le spese. Se avessimo avuto a disposizione un minivan avremmo anche potuto decidere di campeggiare in giro, ma bisogna fare attenzione. Infatti l’Australia è composta da Stati Federali, ognuno con le sue leggi, quindi in alcuni è concesso in altri no. In ogni caso il sistema dei campeggi è molto efficiente quindi se si ha un minivan, prenotare una piazzola all’interno è la scelta migliore.

Durante un week-end poi, sono stato nell’entroterra a visitare la montagna più iconica australiana, situata per altro in una zona desertica: l’Uluru. Questa è considerata sacra dagli aborigeni, i veri nativi dell’Australia. Ho avuto modo di scoprire la loro cultura attraverso usanze e costumi. C’è da dire che oggi molti di loro si sono abbastanza civilizzati e quelli che vivono ancora secondo le tradizioni, sono una piccola parte. Hanno una mentalità molto chiusa e ancora oggi sono un po’ in conflitto con la società attuale dei “bianchi” australiani.

L’ultima zona che ho visitato è quella di Brisbane, già situata nello stato del Queensland. Si trova sulla East Coast a nord di Sydney ed è un altro posto bellissimo. Qui ho visto zone come Byron Bay, ho fatto snorkeling e ammirato la barriera corallina.

Adesso arriva qualcosa di incredibile: hai noleggiato un van per due settimane in Nuova Zelanda! Raccontaci com’è andata

Allora, il capitolo Nuova Zelanda riguarda le ultime due settimane di Dicembre. Avevo iniziato a programmare da tempo di visitarla, ho parlato anche con alcuni amici che però non avevano interessi che si incastravano con i miei. Oltretutto mi girava un po’ in testa l’idea di fare un’avventura in solitaria e così mi sono deciso.

La parte organizzativa è stata impegnativa perché ho dovuto fare tutto individualmente. Ho prenotato i biglietti aerei, mi sono procurato il visto e infine su alcuni siti internet,  ho trovato il minivan già allestito con tutto,  a parte la toilette. Ho stipulato anche una polizza assicurativa che mi copriva kasko e assistenza 24h. Questo perché la Nuova Zelanda è molto selvaggia, le distanze tra un centro abitato e l’altro sono estese e la copertura telefonica non è sempre disponibile. Ho scelto anche l’opzione del cambio automatico perché, come in tutti i paesi anglosassoni, si guida tenendo la sinistra. Devo dire però che dopo un giorno mi ero già abituato e ho proseguito senza problemi.

Quello che ho visitato è stata l’isola meridionale della Nuova Zelanda e posso assicurare che ci sono dei posti naturalistici che se non li vedi con i tuoi occhi non li puoi spiegare. Facevo qualcosa come 250 chilometri al giorno e ho fatto escursioni attraverso laghi, cascate e montagne. Uno dei ricordi più belli che ho è che alla mattina mi svegliavo, aprivo il baule del minivan e facevo colazione in riva a qualche lago, immerso nel silenzio della natura.

Hai pensato o stai pensando di tornare a vivere stabilmente in Australia?

Ammetto che l’idea di lavorare e stabilirmi in Australia c’è e per diversi motivi. Sicuramente tutti gli aspetti di cui ho parlato prima, quindi il loro stile di vita, la loro mentalità e i paesaggi incredibili. Poi anche il fatto che li ci sono tantissime opportunità, anche nel mio campo, cosa che in Italia non sono sicuro ci possano essere, o per lo meno non così tante credo.

Dall’altro lato c’è da dire che mi troverei in una dimensione diversa, lontano dai miei affetti e dai miei amici. Abitando così lontano è molto difficile anche solo sentirsi telefonicamente. Questo perché il fuso orario è di una decina di ore. Ad esempio quando sentivo i miei genitori, loro mi chiamavano alle 12 italiane e da me era già notte. Questo è quello che mi mancherebbe di più sicuramente.

La prima scelta all’estero in ogni caso sarebbe questa,  anche se gli Stati Uniti sono un altro paese che mi attira. Quello che posso dire con certezza è che prima o poi ci ritornerò in Australia, che sia per un breve periodo o per stabilirmi non so dirlo ancora. Se domani però mi dovessero dire che c’è un biglietto aereo per tornare, non saprei dire di no.

Prima di salutarci ti chiediamo un’ultima cosa: quali pro e quali contro ci possono essere in questa esperienza?

I pro a mio avviso sono molti e come ho detto,  posso inserire la vita spensierata che solo se la provi puoi capire come sia. Le opportunità lavorative sono tante in qualsiasi campo e per giunta le persone sono socievoli e non ti giudicano. Non ho sentito nessuno che mi abbia parlato male della propria vita in Australia anche perché li la gente è abituata a non piangersi addosso. Se c’è un imprevisto ci si rimbocca le maniche e c’è molto spirito di collaborazione. Ovviamente anche li i problemi, come in tutti i Paesi ci sono, però a mio modo di vedere vengono affrontati in modo positivo.

Nei contro, inserirei principalmente la lontananza dagli affetti e non è detto che tutti riescano ad adattarsi ad uno stile di vita molto diverso da quello italiano. Aggiungerei che non c’è molto patrimonio culturale anche nelle grandi città, cosa che noi in Italia abbiamo in abbondanza. Questa è un aspetto che potrebbe non piacere. C’è da dire però che forse viene bilanciato dal patrimonio naturale che è immenso. Per ultimo metto il fatto che molte zone sono isolate l’una con l’altra e i collegamenti non sono così scontati.

Per concludere,  ammetto che vivere lì mi ha cambiato fortemente. Soprattutto nei rapporti umani dove prima ero un po’ più chiuso, adesso mi lascio andare molto di più. Penso di poter dire che li ci sia la mia dimensione di vita o comunque di come la vedo e la interpreto. Se mi dovessi chiedere “la rifaresti un’altra volta questa esperienza? “  io ti risponderei “si al cento per cento”.

Alberto con un istruttore di surf
Il surf è uno stile di vita

Conclusioni finali

Ci teniamo a ringraziare Alberto per la sua grande disponibilità nell’averci raccontato questo viaggio incredibile. Un’opportunità di questo tipo non capita spesso nella vita, lui l’ha vissuta al massimo mettendosi in gioco e godendosi ogni istante che l’Australia gli ha messo sulla sua strada. Ci sentiamo di dire che questa testimonianza può essere considerata fonte d’ispirazione per chiunque, non è mai troppo tardi per scegliere di seguire il proprio istinto.

Storie come queste meritano di essere condivise, un saluto e alla prossima!

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